IT / EN / RU / /
la storia pelliconi raccontata
da chi l'ha costruita insieme a noi.
Doriano Naldi conosce Pelliconi e lavora in Pelliconi da moltissimi anni. Crediamo che ascoltare la sua voce, leggere il "suo" racconto di quella che è stata la nostra storia sia il modo più bello per ripercorrerla. E insieme a lui, parlare anche di futuro.
Gli anni ‘60 e l’energia degli inizi.
Lavoro con Pelliconi dagli anni ’60.
A quei tempi era una delle poche aziende presenti sulla via Emilia a Ozzano: il resto era tutta campagna.
Ricordo bene come si lavorava: il trasporto delle lastre avveniva solo a mano e alle presse si produceva un tappo alla volta. In un anno si producevano 3 miliardi di tappi con le macchine semi-automatiche (per un confronto, oggi in Pelliconi produciamo 30 miliardi di tappi ogni anno).
Mi ricordo benissimo gli inizi: eravamo circa 400 dipendenti, tutti molto giovani. Ho un ricordo bellissimo: un reparto un po’ particolare, che avevamo chiamato “Lavori Vari", nel quale si producevano due tipi di cavatappi, a racchetta e a gancio, i vassoi e le capsule da olio e da vino. E poi c'erano le confezioni delle pasticche Re Sole: bellissime.
Lo spirito innovativo di Pelliconi era già evidente: basta pensare alla scelta di utilizzare pochissimi fornitori esterni (anche le macchine che arrivano dai fornitori venivano personalizzate all'interno).
Gli anni ’70 e i tappi a corona: il lavoro diventa automatico.
Negli anni 1974-75 sono state introdotte in azienda le prime macchine per tappi a corona un po’ “evolute” che producevano i tappi con guarnizione in sughero (non in plastica): la pressa era automatica, ma l’alimentazione dei fogli era ancora manuale e avveniva dall’alto.
Già allora Pelliconi era riconosciuta come un’azienda sempre “fisicamente in movimento”: nuovi capannoni, nuove macchine, c'era davvero un grande dinamismo, un desiderio di crescere insieme.
Tutti noi lo sentivamo.
Gli anni ’80 e le grandi intuizioni: tappo a corona con PVC e Maxi P-26.
Credo davvero che il vero momento di svolta a livello di prodotto sia stata l’introduzione del tappo a corona con interno in PVC e non in sughero: una grande intuizione arrivata intorno al 1985.
E poi ricordo una seconda grande svolta avvenuta nel 2008: la nascita del MAXI P-26, brevetto svedese di un tappo che si affianca al tappo a corona (è il tappo con la linguetta di plastica).
Sono state due intuizioni straordinarie, che certamente hanno segnato la storia dell’azienda.
Oggi, ma anche domani: perché in Pelliconi siamo innamorati della parola futuro.
Pelliconi non si ferma, non è nel suo dna. Pelliconi è dinamismo, lo era agli inizi e lo è ancora oggi.
Ora l’azienda sta lavorando ad un nuovo progetto chiamato BABYFOOD e cioè quei tappi con diametro da 51 mm che servono come chiusura degli omogeneizzati e simili. La grande novità, la novità bellissima, è che l’interno non è in PVC ma in PVC-FREE. È difficile da realizzare, certo.
D’altra parte innovazione significa proprio questo, no? Credere a ciò che ancora non è stato costruito, crederci così tanto da renderlo realtà.